Dolore persistente ed esercizio

Il dolore persistente è definito come un “dolore alle ossa, articolazioni o tessuti molli del corpo che dura da più di tre mesi”. Questa presentazione clinica ha spesso associate paura del movimento, catastrofizzazione, ansia, stress, disturbi del sonno e sensibilizzazione centrale, che contribuiscono sia al manifestarsi del dolore che della disabilità funzionale.

È a livello mondiale la maggiore causa riconosciuta di dolore e disabilità, colpendo il 20% della società occidentale adulta, ed è previsto un aumento fino al 50% per il 2050.

Il dolore persistente include diverse patologie, alcune che colpiscono tessuti o strutture (artrosi, patologie alla colonna) e altre patologie sconosciute (fibromi algia, dolore persistente diffuso).

È largamente riconosciuto dalla comunità scientifica che il trattamento deve essere fornito su una base biopsicosociale, infatti deve andare a colpire sia le componenti fisiche, che psicologiche e sociali che sottendono a questa problematica.

In questo senso, è stato dimostrato scientificamente, che un aumento del livello di fitness porta ad una riduzione della sintomatologia dolorosa e della disabilità ad essa correlata.

Tuttavia, l’esercizio non deve essere generalizzato, ma costruito sul paziente in base ad una valutazione iniziale.

L’obiettivo di questa valutazione è quello di creare una solida alleanza terapeutica con il paziente, infatti una comunicazione centrata sul paziente risulta fondamentale per l’ottenimento di un risultato positivo al termine del percorso.

Questa valutazione deve rispettare i tre punti dell’approccio biopsicosociale:

  • Biologico: riguarda il dolore (intensità, diffusione, fattori aggravanti…)
  • Psicologico: riguarda la sfera psicologica del paziente (livello di stress, ansia, qualità del sonno)
  • Sociale: riguarda i pensieri del paziente e le sue credenze e comportamenti riguardo il dolore e l’attività fisica.

Fondamentale è che il paziente sia consapevole di una base della fisiologia del dolore, e questo lo si può effettuare attraverso delle tecniche di educazione che hanno l’obiettivo di modificare il senso che i pazienti danno al dolore.

Il cambiamento principale da ottenere è quello da “il dolore è un segno di danno strutturale o patologia” a “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale”.

Per aumentare l’aderenza del paziente all’esercizio è bene scegliere qualcosa di piacevole, che il paziente non trova noioso o stressante, perché è fondamentale che poi gli esercizi o l’attività fisica scelta diventino parte della vita quotidiana, in modo da modificare in positivo lo stile di vita.

Per esempio è stato dimostrato che un attività aerobica tra i 20 ed i 60 minuti svolta più di due volte la settimana per 6 settimane sia sufficiente ad avere un impatto positivo sui sintomi e sulla funzione, ma non solo, anche la sfera psicologica ne trae giovamento.

Bibliografia

John Booth, G. L. (2017). Exercise for chronic musculoskeletal pain: A biopsychosocial approach. Musculoskeletal Care , 1-9.

Dr. Bellin Giuseppe

Fisioterapista OMPT (Specializzato in Fisioterapia Muscoloscheletrica e Terapia Manuale)

Dottore in Scienze Motorie

© 2021 Centro Diagnostico Veneto Srl